lunedì 24 novembre 2014

Sfuggo alle cose che mi infastidiscono, l'ho sempre fatto. Quando avevo 15 anni ho passato mesi chiuso in casa, senza rispondere alle telefonate o al citofono. Facevo dire ai miei che non c'ero. Come se fossi potuto andare via. Oggi faccio lo stesso con le notifiche: le sfioro e le ignoro, faccio finta di averle lette, dando un occhio fugace alla sola anteprima. Tanto il senso di quello che c'è scritto lo so già. So già in anticipo quello che le persone diranno, per questo mi annoio facilmente. Sono costretto ad ascoltare conversazioni inutili, guardare immagini già immaginate, vivere esperienze già prefigurate. Eppure devo farlo per mantenere la mia umanità, la mia mondanità, l'appartenenza al mondo. Riesco a organizzare le cose del mondo - è il mio lavoro - mentre nella mia testa è tutto così confuso.
Ma ultimamente non mi riesce bene. Sto diventando più onesto?

lunedì 1 aprile 2013

Credo di avere un problema con le ossessioni, di qualsiasi tipo. Le mie cellule si avvinghiano ad ogni idea o molecola capaci di provocare uno stato di alterazione dalla quiete. Il corpo umano, in generale, me lo figuro così: un insieme di palline più o meno grosse, più o meno colorate, come quei giochi per bambini a fianco delle piste di go kart. A volte penso di essere più saggio e intelligente del giorno prima. Deve essere questa la vecchiaia: il lento morire delle cellule che non ti fa percepire di essere cambiato in peggio.
Ho sempre avuto una pessima conoscenza della biologia.

lunedì 11 giugno 2012

"Una terrificante possibilità si presentò alla sua mente: le nostre vite non sono nostre, altri le posseggono, i nostri genitori. Le nostre vite sono definite da voglie, capricci, crudeltà di altri. La rete genetica, i legami di sangue. La più antica maledizione, più antica di Dio. Sono amato? Sono desiderato? Chi mi vorrà, se non mi vogliono i miei genitori?"

lunedì 4 giugno 2012

"Corinne si chiedeva se in tutte le famiglie di una certa dimensione e un certo peso ci fosse chi, a prescindere dall'età, sapeva, e chi tirava avanti ignaro, felice, perché non sapeva. Il celeste benessere dei secondi dipende dalla complicità dei primi; ma se la complicità va in frantumi?"

domenica 3 giugno 2012

"I ricordi si appannano, ecco il punto. Se la memoria non si appannasse non avremmo il coraggio idiota di fare, e rifare, e rifare le cose che ci straziano."
Joyce Carol Oates - Una famiglia americana

mercoledì 7 marzo 2012

Ti sento parlare e mi sembra di essere con te in sala di montaggio mentre ti emozioni per un'inquadratura: il lento movimento di macchina, i cadaveri che si scoprono, il senso che oltrepassa la rappresentazione. Forse è questo il motivo per cui preferisco posticipare il giorno in cui girerò di nuovo.

martedì 6 marzo 2012

Guardo il cielo, chiudo gli occhi e vedo nel buio le forme delle nuvole. Riapro gli occhi e vedo decine di mosche volarmi a fianco: sono i miei pensieri?