domenica 27 luglio 2008

Eau dans l'eau

Herzog l'ha fatto nei suoi documentari: Grizzly man e Il diamante bianco. Ha descritto degli uomini borghesi che cercavano di sfuggire dalla loro condizione sociale ma che fallivano miseramente perchè borghesi si nasce e si muore, a causa della socializzazione forzata.
Invece Sean Penn - piccolo democratico del cazzo - ha tentato di fare di un uomo borghese un santo, un agiografia da quattro soldi con il suo Into the wild.
E allora mi sono letto Into thin air (Aria sottile) di Jon Krakauer che parla della sua scalata sull'Everest e delle scalate su questa vetta che va oltre gli 8800 metri da parte di persone che possono pagarsi gli oltre 60.000 dollari per il permesso di scalarla. E questo libro parla della morte di molte persone, incapaci di poter affrontare la natura, che si erano dimenticate che non bastano i soldi per eliminare dal proprio orizzonte degli eventi la morte, come facciamo noi ogni giorno. E invece l'Everest è una vetta che esige uno sforzo notevole, una condizione naturale che ci ricorda che noi siamo esseri animali prima che sociali. A prescindere dai soldi, dalla nostra classe sociale che ci fa sentire onnipotenti, incapaci di recepire la morte come condizione finale della nostra vita.
Herzog contro Penn: vince il primo, di netto. Il mito del buon selvaggio è morto con Thoreau. Non c'è più nulla di romantico nel voler abbandonare la propria classe di appartenenza. C'è solo una cieca ideologia che pretende di essere progressista o, addirittura, rivoluzionaria, quando non è altro che pura conservazione dello status quo.

giovedì 24 luglio 2008

Perchè "Funny games" è un film politico

Quando si parla di Funny games senza specificare a quale delle due versioni ci si riferisca, non si commette errore. L’originale austriaco del ’97 e il remake statunitense di 10 anni dopo sono (quasi) identici nella sceneggiatura, nelle inquadrature, nel montaggio, nella recitazione, nella regia e nelle conseguenze filosofiche e politiche del film.
La storia è quella di due giovani ragazzi che sequestrano una famiglia borghese (madre, padre, figlio piccolo e cane) dentro la loro villa delle vacanze sul lago e iniziano a torturarli senza alcun motivo. Quello che sconvolge non è la violenza in sé (quasi sempre fuori campo con i soli suoni che lasciano immaginare l’accaduto) ma, piuttosto, l’insensatezza della stessa. Molte volte i sequestrati chiedono ai due giovani il motivo del loro agire ma l’unica risposta che riescono ad ottenere è “perché no?”. Ma solo apparentemente le loro azioni sono prive di senso.
Non esiste una trama, questo non è un film di finzione dove lo spettatore deve identificarsi con i personaggi: non esiste un reale sviluppo drammaturgico della trama, né psicologico dei personaggi. Del resto uno dei due sequestratori per almeno tre volte guarda in macchina e si rivolge allo spettatore, spezzando così il patto implicito tra autore e spettatore che prevede la sospensione temporale della vita fuori dal cinema per assistere a una vita parallela all’interno della finzione. Il film diventa un’opera allegorica dove i personaggi assumono senso solo in quanto simboli (o meglio, segni) di determinati soggetti sociali.
La violenza dei due giovani si sviluppa man mano, non esiste un vero punto di rottura. Il loro linguaggio è sempre molto adeguato alla situazione, sono sempre gentili, educati e di buone maniere. Nelle sequenze iniziali – dalla richiesta delle uova allo schiaffo – non si riesce a capire dove il film voglia andare a parare: sembra un manuale di buon comportamento tra vicini in un ambiente borghese. Solo quando questo incanto si spezza – e non per mano di coloro che poi diventeranno aguzzini, ma per colpa dell’umoralità della madre di famiglia – inizia la violenza.
Ed è qui che diventa chiaro quello che Haneke vuole dirci: non c’è differenza tra torturatori e torturati in quanto i primi sono il riflesso dei secondi. I due giovani torturatori sono il simbolo delle conseguenze dell’agire borghese portato alle estreme conseguenze. Mantengono costantemente un tono cortese verso la famiglia, utilizzano un linguaggio pieno di cortesia e buone maniere e anche il loro comportamento non è mai fuori dal normale, eccetto quando vogliono costringere la famiglia a “giocare”. Questi giochi hanno sempre qualcosa a che fare con la distruzione dei valori borghesi: la proprietà privata, la morale sessuale, il maschilismo. Ovviamente la famiglia non sta alle regole ed è qui che scatta la reazione violenta dei due che, a questo punto, ci sembra davvero sensatissima.
Cosa fanno i due di diverso da ciò che fa quotidianamente la famiglia borghese in una società capitalista? Nulla. Maschera la violenza con le parole, esattamente come i due aguzzini fanno con la famiglia borghese. Questi ultimi mettono semplicemente in chiaro alla famiglia il loro ruolo all’interno della società: un insieme di violenza ed etichetta, dove la seconda, in realtà, non è altro che un modo per mascherare la prima. I loro giochi sono il rovesciamento logico dei giochi perversi che la famiglia borghese attua al proprio interno (oltre che verso l’esterno): questi ultimi sono giochi relazionali tesi a reprimere la sessualità e a ribadire i concetti di proprietà e di riproduzione dell’ordine sociale, dello status quo. E i “funny games” del titolo non sono per niente divertenti all’occhio di un borghese.
Questo film si potrebbe leggere anche in chiave macrosociale dove la violenza non è più della famiglia borghese ma del sistema capitalistico nel suo insieme verso le altre società, verso gli outsider: ma questo è uno dei temi di “Niente da nascondere” (Cachè, in originale), un altro film di Michael Haneke del 2005.

domenica 6 luglio 2008

Meno di zero

Non voglio credere che la vita sia tutta qui, una serie di miserie una in fila all'altra. E' deprimente il destino di noi borghesi e se forse fossi cieco o avessi un tumore il mio senso di colpa si allevierebbe.
Sento una responsabilità immensa e a 26 anni la vita mi sembra quasi finita. Mi chiedo come facciano le persone a confondere le loro vite per piccole perle. Qualcuno dovrebbe spiegare che la rivoluzione non è nella birra e che la prima è tanto più necessaria quanto più il tempo avanza.
Sono un moralista e i libri di Ellis non mi hanno mai aiutato a cambiare. Vorrei potervi destare per un attimo, durante le vostre notti beate, per osservare il terrore. Tanto, poi, il sonno ritorna. Dovrebbero tutti sentirsi in colpa: è tutta colpa nostra, delle nostre misere azioni quotidiane, se quello che c'è è uguale a quello che abbiamo costruito.
Che necessità c'è di non capire?

lunedì 16 giugno 2008

Morrissey - Life is a pigsty

It’s the same old S.O.S.
But with brand new broken fortunes
And once again I turn to you
Once again I do I turn to you
It’s the same old S.O.S.
But with brand new broken fortunes
I’m the same underneath
But this you, you surely knew
Life is a pigsty
Life is a pigsty
Life is a pigsty
Life is a pigsty
Life, life is a pigsty
Life, life is a pigsty
Life, life is a pigsty
Life is a pigsty
And if you don’t know this
Then what do you know?
Every second of my life I only live for you
And you can shoot me
And you can throw me off a train
I still maintain
I still maintain
Life, life is a pigsty
Life is a pigsty
And I’d been shifting gears all along my life
But I’m still the same underneath
This you surely knew
I can’t reach you
I can’t reach you
I can’t reach you anymore
Can you please stop time?
Can you stop the pain?
I feel too cold
And now I feel too warm again
Can you stop this pain?
Can you stop this pain?
Even now in the final hour of my life
I’m falling in love again
Again
Even now in the final hour of my life
I’m falling in love again
Again
Again
Again
I’m falling in love again
Again
Again
Again

domenica 25 maggio 2008

Voler fare il montatore nella vita è una scelta radicale e non so se è quella che farò. Bisogna stare ore davanti al computer a guardare e riguardare i filmati. Dopo averli visti bisogna scegliere. E poi bisogna pensare a come strutturare il film e come tagliare ogni singolo pezzo. Senza contare il rapporto interpersonale col regista. E' un lavoro di una pazienza certosina e a furia di vedere le stesse cose, di sentire le stesse parole, queste cominciano a perdere il loro senso. Non riesci più a staccarti da quello che stai facendo e credi che la realtà sia quella sullo schermo ma non ne trovi il filo, non ne trovi il senso. Non sei abbastanza "fuori" da poterla giudicare, non vedi ciò che è buono e ciò che è cattivo. In fondo sarà per questo che è così affascinante, perchè è così vicina alla vita?
E poi permette queste lunghe pause filosofiche, sdraiati sul pavimento della editing room.

lunedì 12 maggio 2008

Polaroid

Beh, alla fine Malerba è morto ma la borghesia è viva e sta più che bene. Leggevo l'altro giorno che ora è la borghesia la vera classe in sè e che il proletariato non esiste più come classe autocosciente. Forse è vero ma non è questo quello che più mi preoccupa. Forse dovrei guardare di più "Un posto al sole" per capire come funzionano i mezzi di comunicazione di massa nella società contemporanea ma, oggettivamente, non ce la faccio. Le piccole relazioni quotidiane di ogni giorno mi sembrano avvilenti: non ho voglia di costruire cose e di parlare con le persone se non per lo stretto necessario. Non ho neanche voglia di fare film e questo è molto significativo. Però, al contrario del passato, mi tocca farlo. Ora avrei voglia di scattare decine e decine di Polaroid per vederle costruirsi sotto i miei occhi e poi perchè avrei degli oggetti da toccare, che mi sembrano sempre più sicuri delle relazioni umane. Persino i soldi mi sembrano meno tangibili e mi ritrovo a chiedermi a fine settimana come ho fatto a spendere così tanto: forse non dovrei fare più colazione fuori? Credo che la spesa sia direttamente proporzionale al numero di persone che conosci: finchè sei isolato dal mondo puoi vivere con pochi spiccioli al giorno. Sto andando per i 26 e mi sembra sempre tutto un po' la stessa merda.

venerdì 18 aprile 2008

The Smiths - You've got everything now

As merry as the days were long
I was right and you were wrong

Back at the old grey school
I would win and you would lose

But you've got everything now
You've got everything now
And what a terrible mess I've made of my life
Oh, what a mess I've made of my life

No, I've never had a job
Because I've never wanted one

I've seen you smile
But I've never really heard you laugh

So who is rich and who is poor ?
I cannot say ... oh

You are your mother's only son
And you're a desperate one
Oh ...

But I don't want a lover
I just want to be seen ... oh ... in the back of your car

A friendship sadly lost ?
Well this is true ... and yet, it's false
Oh ...

But did I ever tell you, by the way ?
I never did like your face

But you've got everything now
You've got everything now
And what a terrible mess I've made of my life
Oh, what a mess I've made of my life

No, I've never had a job
Because I'm too shy

I've seen you smile
But I've never really heard you laugh

So who is rich and who is poor ?
I cannot say ... oh

Oh ...
You are your mother's only son
And you're a desperate one
Oh ...

But I don't want a lover
I just want to be tied ... oh ... to the back of your car
To the back of your car
To the back of your car
To the back of your car
To the back of your car
To the back of your car
Oh ...

giovedì 17 aprile 2008

Non voglio che Clara - Un nome da signora

Come faremo ora
che hai trovato un lavoro
a parlarci ancora

come faremo ora
che il grande raccolto è malato
ed è andato perduto

Come puoi riderne ancora
Come puoi ridere ora
Come puoi riderne allora
Come puoi ridere ora

Se tutto ciò che ti serve ora
è sola la maniera
per fuggire di qui

Ma come faremo ora
che hai una macchina nuova
e un nome da signora

Se tutti i soldi che hai non ti bastano
per comprarti qualcosa che resti
e non morire ogni giorno di più

sabato 8 marzo 2008

Luigi Malerba

Divoro Malerba ma mi perdo nelle parole e penso ad altro. Sfoglio pagine e vado avanti, sicuro di non aver perso molto. Forse facciamo così anche con le cose che ci capitano nel momento, sprofondati nell'ansia di pensare al futuro. Guardo film ma mi annoio dopo un'ora e mi viene voglia di spegnere la tv. Sento le sigarette sulla schiena e nelle ossa ma non credo sia tutta colpa loro. Penso che ho paura di andare avanti facendo le stesse cose, che sono un po' meschino nelle relazioni, che cerco del buono in ogni persona anche se teoricamente le odio tutte.
Mi piacerebbe svegliarmi al mattino senza difficoltà, avendo dormito solo 5 ore. Provo angoscia per tutto.

lunedì 25 febbraio 2008

La realtà a volte mi sembra più semplice di quella che è. Io vivo per piccoli momenti e mi sembra impossibile svegliarmi ogni giorno e ritrovare tutto da capo, come se niente fosse successo. Sarebbe sufficiente che l'istante si tramutasse in infinito: mi basterebbe questo per rendermi felice, davvero.

giovedì 14 febbraio 2008

Pearl Jam - Better man

waitin', watchin' the clock, it's four o'clock, it's got to stop
tell him, take no more, she practices her speech
as he opens the door, she rolls over...
pretends to sleep as he looks her over
she lies and says she's in love with him, can't find a better man...
she dreams in color, she dreams in red, can't find a better man...
can't find a better man
can't find a better man
ohh...
talkin' to herself, there's no one else who needs to know...
she tells herself, oh...
memories back when she was bold and strong
and waiting for the world to come along...
swears she knew it, now she swears he's gone
she lies and says she's in love with him, can't find a better man...
she dreams in color, she dreams in red, can't find a better man...
she lies and says she still loves him, can't find a better man...
she dreams in color, she dreams in red, can't find a better man...
can't find a better man
can't find a better man
yeah...
she loved him, yeah...she don't want to leave this way
she needs him, yeah...that's why she'll be back again
can't find a better man
can't find a better man
can't find a better man
can't find a better...man...

martedì 12 febbraio 2008

Immagini

I film hanno quei momenti "da film" che li riconosci subito. Sono sempre molto toccanti e drammatici, molto belli. Però passano via subito e ci sono un sacco di sequenze noiose di contorno anche se in generale il film cerca di mantenere un certo interesse. La vita ogni tanto ti riserva uno di quei momenti in cui pensi "oh, cavoli, qui è proprio un film". Ma non un documentario, che è troppo facile farne parte (del resto ho questa idea di un film su una casalinga dove lei non fa altro che stare seduta e guardare il vuoto, pensosa). Intendo proprio uno di quei film dove ci sono i violini o una bella musica pop durante la scena madre.
Nella vita vera poi però passa un po' di tempo e non ci sono le ellissi del montaggio che ti fanno scordare di vivere in una specie di trance da ipnosi. E infine ci sono le parole che cercano di distruggere le cose. Nei film le parole sono la cosa peggiore: un film è un'insieme di immagini in movimento che danno emozioni e sentimenti da soli. La vita vera dovrebbe essere un po' più così, dovrebbe essere meno didascalica e logocentrica. Insomma, meno noiosa. Non ho mica bisogno che qualcuno mi dica che il protagonista sta aprendo la porta se lo vedo da solo quello che fa, no?

mercoledì 6 febbraio 2008

Propp

"Per quale motivo non scrivi più sul blog?" Il motivo non lo so, credo sia la mia repulsione e conseguente reazione agli atti di individualismo estremo delle persone. Oggi sono stato intervistato e mi sono reso conto che mi piace quando si parla di me ma non ho voglia di parlare di me. Ho qualche problema con la mia crisi creativa che si riflette nella mia vita come una crisi indefinita generalizzata. Per la prima volta mi rendo conto che le cose non sono facili, in generale. Devo fare ma non ci riesco. Vorrei guadagnarmi da vivere ("earning a living" o "making a living", come un film di Chaplin) ma non credo di riuscire a farlo facendo quello che mi piace. E del resto non so neanche io cosa mi piace.
Ci sono delle cose, delle persone e delle sensazioni che mi ricordano di essere vivo. Stamattina, appena uscito dalla stazione di Bolzano, ho visto l'insegna luminosa del parcheggio e sentivo le persone intorno a me parlare in tedesco e mi sono sentito vivo. Ho pensato a *** e ai suoi viaggi in Germania e ho creduto che forse fare film abbia un senso. Poi leggo cose su internet e vedo film e penso che fare film non ha più un senso, come tutto il resto.
Per fare film bisogna narrare qualcosa e io vorrei raccontare delle storie ma non sono mai stato bravo a inventare fiabe. Baro quando gioco a carte, baravo anche con le carte di Propp alle scuole medie. Non so distinguere il bene dal male, il giusto da ciò che è sbagliato e mi sembra tutto confuso. Forse da una parte è un bel modo di affrontare la vita, non ti fa odiare proprio tutti. Dall'altra è una fregatura.

giovedì 3 gennaio 2008

Paolo Conte - La fisarmonica di Stradella

Cos'è la pianura padana
dalle sei in avanti,
una nebbia che sembra
di essere dentro a un bicchiere
di acqua e anice eh già
l'ha detto anche oggi la radio ed è vero
è l'una passata e nell'auto
mi sembra di essere solo
perché tu non parli con me.
Ti sei addormentata
non appena tu sei salita
dopo il ballo domenica
sera è sempre così
e mi tocca
riportarti
fino a casa e i chilometri
sono più lunghi perché
è grigia la strada ed è grigia la luce
e Broni, Casteggio,
Voghera son grigie anche loro
c'è solo un semaforo rosso quassù
nel cuore, nel cuor di Stradella
che è quella città dove tutte
le armoniche di questa pianura
sono nate e qualcuno le suona così.
Il motore è al minimo e sento
passare nell'aria quel suono
ti guardo che dormi
mi sembri diversa
ma tanto diversa lo so
al dolce suono della
fisarmonica di Stradella
tu mi sembri ancora più bella
di quello che sei
e mi piace
trasportarti
nella notte
per tutta la notte,
così questa notte
e per sempre così.