lunedì 24 novembre 2014

Sfuggo alle cose che mi infastidiscono, l'ho sempre fatto. Quando avevo 15 anni ho passato mesi chiuso in casa, senza rispondere alle telefonate o al citofono. Facevo dire ai miei che non c'ero. Come se fossi potuto andare via. Oggi faccio lo stesso con le notifiche: le sfioro e le ignoro, faccio finta di averle lette, dando un occhio fugace alla sola anteprima. Tanto il senso di quello che c'è scritto lo so già. So già in anticipo quello che le persone diranno, per questo mi annoio facilmente. Sono costretto ad ascoltare conversazioni inutili, guardare immagini già immaginate, vivere esperienze già prefigurate. Eppure devo farlo per mantenere la mia umanità, la mia mondanità, l'appartenenza al mondo. Riesco a organizzare le cose del mondo - è il mio lavoro - mentre nella mia testa è tutto così confuso.
Ma ultimamente non mi riesce bene. Sto diventando più onesto?